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“L’animale si nutre, l’uomo mangia”. Lo scriveva più di 200 anni fa Jean Anthelme Brillat Savarin nell’apertura del suo trattato di fisiologia del gusto e, a distanza di secoli, è da questa riflessione che conviene partire per impostare un progetto educativo mirato alla prevenzione primaria dei disturbi alimentari e dell’anoressia in particolare. ​

Se per gli animali, infatti, assumere cibo è soltanto la risposta al bisogno che si manifesta con la pulsione della fame, per l’uomo tutto ciò che riguarda l’atto del mangiare assume invece da subito anche una forte connotazione psicologica: il cibo non è solo nutrimento per il corpo, ma rappresenta la prima forma di relazione che il bambino ha con il mondo esterno. Il cibo è veicolo di comunicazione, assume valenze simboliche, diventa espressione di valori, di cultura, al punto che la modalità con cui il bambino prima e l’adulto poi si muove nel mondo, può essere letta e riconosciuta dal rapporto che questo ha con il cibo.​ ​La piena consapevolezza di quanto sia complesso il rapporto dell’individuo con il cibo è un presupposto essenziale per affrontare un percorso educativo scolastico, così come è importante conoscere quali siano le tappe fondamentali e le variabili che contribuiscono a costruire questo rapporto, sin dalla nascita.​

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