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Un tempo l’educazione a un sano rapporto con il cibo si attuava quasi esclusivamente in famiglia: in cucina i bambini collaboravano, li si mandava a fare la spesa, avevano occasioni di contatto con la realtà produttiva anche semplicemente visitando gli orti… Lo stesso consumo dei pasti a tavola obbediva a una ritualità che abituava al rispetto del cibo come “merce” particolare (“siamo quello che mangiamo” diceva Feuerbach) diversa da ogni altra per il livello di intimità che realizza con il nostro organismo.​
​Oggi i tempi sono cambiati ed è cambiato anche il ruolo della scuola che è chiamata a intervenire in modo organico e continuativo anche sul piano dell’educazione alimentare.​

​Con riferimento specifico alla prevenzione primaria dei disturbi del comportamento alimentare, prima tra tutti l’anoressia, l’impegno già a partire dalla scuola dell’infanzia deve essere rivolto alla creazione di un contesto di apprendimento nel quale il bambino possa maturare sicurezza in se stesso e fiducia negli altri, recuperando un approccio “leggero” e positivo nei confronti della vita, funzionale a un atteggiamento proattivo verso il proprio futuro. È su queste basi che si struttura il programma “Le emozioni nel piatto”.​

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